L’arte del ritorno alle antiche culture

La storia che vi racconto oggi è quella di Antonia Di Nucci, giovanissima storica dell’arte che ha fatto del suo paese d’origine una passione autentica. E non parliamo di un luogo qualsiasi: il Molise, famoso per essere piccolo e dimenticato, un “Molisn’t” addirittura, è una regione piena di sfide alla cultura, alla fruizione e all’innovazione, eppure al contempo è paese di meravigliose suggestioni antiche e profonde. Una realtà a cui Antonia ha scelto di tornare, con il desiderio di farla “esistere” un po’ di più.
Ce lo racconta oggi, attraverso le suggestioni della piccola mostraRitorno in Molise“.

Ritorno in Molise.jpg
U. Martino, Ritorno in Molise, 2002, tempera su tela 
Da studentessa di storia dell’arte a giovane curatrice di una piccola grande mostra: ci racconti la tua storia?

Come credo molti, una volta terminato il liceo non avevo le idee chiare sul mio futuro. Scelsi Giurisprudenza senza entusiasmo, portando sempre nel cuore la passione per la l’arte, trasmessami da una giovane ed esuberante professoressa durante gli anni del liceo. Solo dopo un anno e sette sudati esami ho trovato il coraggio di scegliere ciò che amavo davvero: una grande scommessa e un salto nel vuoto.
Per una serie di coincidenze mi sono ritrovata a Roma, alla John Cabot University, ambiente internazionale e pieno di sfide. Seguendo il corso di curatela mi sono affacciata a questo mondo interessantissimo, scoprendo che lavorare con gli artisti mi appassionava, e mi permetteva di unire studio e scrittura. Dopo la laurea ho continuato, seguendo un Master in Gestione e Digitalizzazione del Patrimonio Culturale, riuscendo ad ampliare la mia visione sul mondo delle nuove tecnologie in campo museale. Concluso il periodo di studio e lavoro, ho deciso di tornare nell’azienda di famiglia, un caseificio storico. Mio papà, “casaro filosofo“, ebbe l’intuizione di indagare sulla storia familiare scoprendo che i nostri antenati, a partire da Lonardo Di Nuccio nato nel 1662, sono stati pastori di transumanza e hanno trasmesso di padre in figlio l’arte della filatura. Di qui l’idea di costruire uno spazio in cui raccontare la storia di quella che è stata definita “la civiltà della Transumanza“. In questo spazio, che abbiamo deciso di nominare “Salone Museale Massaro Giovanni Di Nucci” dedicandolo alla figura del bisnonno, teniamo eventi culturali da ormai dieci anni. Quest’anno, per festeggiare il decennale dall’inaugurazione, papà ha deciso di organizzare una mostra di pittura, e si ritrovava proprio una giovane curatrice in caseificio…

“Ritorno in Molise” è un titolo molto poetico: quali sono state le tue ispirazioni per questa esposizione?

Ritorno in Molise” è il titolo scelto dall’autore delle opere in mostra, l’artista molisano Ugo Martino, a partire dall’opera omonima che realizzò nel 2002, forse premonizione di quella che sarebbe stata la collaborazione con la nostra famiglia. L’opera rappresenta delle vacche di ritorno dalla Puglia, che risalgono i profili riconoscibilissimi dei monti altomolisani. Nel 2008, chiedemmo ad Ugo di realizzare un’opera che illustrasse i volti e i luoghi della nostra storia famigliare. Così nacque la tela “Alberi e radici dell’Alto Molise” che fa da poetico supporto visivo alla visita.

Per quanto riguarda l’esposizione, ha preso forma quasi da sola: il mio contributo è stato quello di far emergere gli elementi già presenti. Ho immaginato la mostra come una passeggiata al seguito dei pastori, un viaggio per rivivere i luoghi con i loro occhi ed ammirare lo spettacolo della natura nell’alternanza delle stagioni. Ugo Martino basa da quarant’anni la sua produzione artistica sullo studio della varietà delle erbe e dei fiori dell’Alto Molise. Come tutti gli artisti, dice sempre che i suoi quadri sono pretesti per dialogare, e la nostra passeggiata voleva avere come obiettivo quello di mettere in discussione il rapporto che abbiamo con la natura, tentando di riallacciare quel legame simbiotico che i nostri avi avevano con essa, perché da essa dipendevano, di essa vivevano con fatica. Una vita dura ma anche semplice, fatta della bellezza dei posti in cui si trovavano. I ritmi frenetici della vita di oggi sembrano ostacolare sempre di più questa connessione. Gli artisti come Ugo ci offrono allora una grande opportunità: quella di fermarci e ammirare lo spettacolo che ogni giorno la natura ci regala. È stato bello accompagnare le persone in questo percorso e notare quanto anche i visitatori meno interessati, messi di fronte ad una così efficace esplosione di colori e di vita, cambiassero sguardo, veramente coinvolti in questa esperienza.

io e Ugo
Antonia Di Nucci e l’artista Ugo Martino
La famiglia Di Nucci ha la cultura del proprio territorio nel cuore: quali sono le sfide culturali del Molise, oggi?

Da giovane molisana rientrata in terra natia, mi sento di dire che la prima sfida culturale che dovremmo cogliere è la presa di coscienza delle nostre potenzialità. Questo sarà possibile, credo, soltanto dopo aver preso coscienza della nostra identità, che è indissolubilmente legata alla terra.

Mi è capitato di leggere gli scritti di Lina Pietravalle, autrice del ‘900 di origini molisane ma nata e vissuta a Torino. La Pietravalle riflette sulla storia della regione, notando che storicamente il Molise è sempre stato contado, mai principato o ducato. Il legame con la terra, voleva dire la Pietravalle, è sempre stato scritto nel nome del Molise.
Come lei, anche Francesco Jovine ha descritto questo legame con la terra che da il ritmo alla vita, al lavoro e al riposo, facendone derivare una semplicità, una concretezza, una sapienza tipica dei molisani.

Questo nesso, che forse inconsciamente consideriamo una pecca di cui vergognarci, è il nostro punto di forza maggiore, quello che incanta gli occhi dei visitatori. Sempre dal legame con la terra deriva il grande valore dato all’ospitalità, alla cordialità, un elemento che ritorna nei commenti dei visitatori anche più distratti. Alcuni si ritrovano qui per caso, qualcuno per sentito dire, altri spinti dalla curiosità di scoprire una terra di cui si sa poco. L’osservazione che mi sento fare più spesso è: ma qui il tempo sembra essersi fermato!.

Un’altra grande opportunità per la regione, a mio avviso, è data dai discendenti delle famiglie emigrate nel secolo scorso in tutto il mondo. È sempre commovente ascoltare le loro storie, entusiasmante raccogliere i loro commenti su questa terra, che riconoscono totalmente altra rispetto alle grandi mete turistiche. Tanti sono i depositari di tradizioni che nel tempo si sono perdute, e la ricerca delle loro radici è una spinta potentissima. Queste persone sono una grande risorsa, portatori di nuove idee e punti di vista, e tanti di loro stanno portando avanti una serie di progetti di valorizzazione che, se ben supportati, rappresenterebbero ossigeno per l’economia regionale.

Nonostante spesso sembri tutto molto difficile, da giovane posso permettermi di sognare, e farlo in grande: sogno un futuro luminosissimo per questa terra, nel rispetto dei suoi ritmi e delle sue tradizioni!


alessia blogL’AUTORE DELL’INTERVISTA – ALESSIA

Web Content Creator e Communication Manager
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