Siamo o mai saremo una città a misura di bambino?

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Meno di un mese fa passeggiavo tra le vie soleggiate di Sydney; con lo sguardo curioso del visitatore cercavo di godere di ogni angolo della città e quasi per caso mi sono imbattuta nel Waterfront Playground al Darling Quarter, uno spazio pubblico divertente e coinvolgente per i turisti, così come per i locali.
Non ho esitato un attimo e sono corsa a sperimentare di persona le attrazioni, che “disegnano” questa originale area urbana. Pompe ad acqua, dighe, canali, scivoli… un museo della scienza a cielo aperto e al servizio di famiglie e curiosi che, in totale rispetto dell’ambiente e delle attrezzature, si divertono insieme e… imparano!
Non vi nego lo stupore: un’esperienza simile l’avevo vissuta solo in un noto museo per bambini di Roma, a pagamento. Mi sono detta: “è una città a misura di bambino!”.

In verità era l’unica area ad avere questa caratterizzazione, ma tanto è bastato per portarmi a chiedere: “come dovrebbe essere una città per ottenere tale appellativo? Roma quanto è distante da tutto ciò? E soprattutto, la nostra città sarebbe in grado di meritare e mantenere un servizio simile”?

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Ph. entertainmentdesigner.com

Andiamo con ordine. Affinché una città possa essere considerata a misura di bambino deve avere aree gioco accoglienti, accessibili ai bambini di tutte le età, stimolanti al punto da portare il bambino a preferire questo spazio accattivante e condiviso, al piccolo e alienante schermo nelle mura domestiche.
E questo deve essere possibile ai bambini di ogni classe sociale, in ogni periodo dell’anno: le aree giochi devono essere fruibili indipendentemente dalle condizioni economiche e da quelle climatiche* .
Ma non basta.

L’Unicef ha istituito, da qualche anno, un network composto dalle città amiche dei bambini . Alla base vi è un manifesto che comprende una serie di indicazioni minime:

“oltre al diritto di accesso ai servizi di base senza alcuna discriminazione, al diritto alla salute, all’educazione e all’incolumità, una città deve garantire il rispetto del diritto di partecipazione alla vita sociale, di influenza sulle decisioni e di libertà di espressione.
A questi si aggiungono il diritto di vivere in un ambiente non inquinato e quello di poter accedere a spazi verdi e strade non pericolose”.

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Il presupposto, che già nel 1992 era alla base della Conferenza di Rio (il primo summit mondiale dei capi di stato sull’ambiente) è che:

“una città adatta ai più piccoli è in grado di garantire una migliore qualità di vita a tutti i cittadini”. *

I danni alla salute e alla crescita che i bambini subiscono a causa dell’inquinamento ambientale, la nascita di nuove forme allergiche e la fatica dei ragazzi ad aggregarsi e condividere luoghi e spazi di partecipazione a causa (anche) delle difficoltà di spostamento, il conseguente insorgere dell’obesità in tenera età, nonché la paura, più che legittima, dei genitori a lasciare uscire i figli da soli, hanno effetti determinanti sullo sviluppo del senso di responsabilità, di autonomia e di autostima dei futuri cittadini.

La finalità di Unicef, in accordo con alcuni comuni italiani (tra cui figura dall’aprile 2018 anche la città di Roma) è migliorare, ora, la vita dei bambini, riconoscendo e realizzando i loro diritti, per costruire comunità migliori oggi e in futuro a partire da una nuova concezione della città.

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Se provassimo a guardare le nostre città dall’altezza e con gli occhi di un bambino, ci accorgeremmo che sono molto diverse da come appaiono. Se provassimo poi ad accostare a questo sguardo una educazione alla cittadinanza attiva, al rispetto e al senso di appartenenza, alla cooperazione e alla condivisione, allora potremmo davvero poggiare la prima pietra per la costruzione di una città a misura di bambino.


lorena

L’AUTORE – LORENA

Presidente APS i4eleMENTI, Formatrice ed Educatrice
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