A cena con l’inglese – Tra il dire e il fare…

…c’è di mezzo il mare! Mi è capitato di ricorrere a questo detto tutte le volte in cui mi sono sentita incapace di passare dalla teoria alla pratica. Perché un conto è affermare qualcosa con convinzione, altro conto è dimostrarlo. Voglio raccontarvi di qualcuno per cui il mare non è stato un ostacolo, bensì un’ispirazione per concretizzare un sogno. Si tratta di Elia Fregola, un giovane romano che ha fondato cinque anni fa “A cena con l’inglese”, un progetto che si basa sulla reale possibilità di insegnare la lingua senza ricorrere alla spiegazione delle regole grammaticali.

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Grazie alla sua intuizione, trasformata in realtà al ritorno dall’Erasmus a Malta, Elia dimostra che l’inglese si impara meglio facendo leva sul coinvolgimento e sulla costruzione di un ambiente sereno e familiare per gli allievi. Laureato in Educazione degli adulti e formazione continua, ha vissuto in prima persona l’apprendimento dell’inglese basato sull’esperienza e non sull’incameramento di nozioni e regole, poi difficili da applicare al contesto. Per lui, che di teoria su educazione e formazione ne ha studiata tanta, la chiave vincente sembra essere la metodologia. Attraverso questo vivace botta e risposta, scopriamo insieme come e perché il tutto funziona.

È possibile insegnare una lingua anche a chi ignora completamente la grammatica?

Assolutamente sì, il segreto sta nel non fossilizzarsi sulla regola grammaticale in sé. La grammatica classica tende a incasellare la mente in logiche che non sono più funzionali nel mondo odierno. È assai difficile che qualcuno possa appassionarsi a qualcosa di estraneo e obiettivamente complesso come l’inglese, attraverso lezioni standard. Ciò che conta realmente, per chi intende imparare una lingua straniera, non è il proprio bagaglio culturale quanto piuttosto l’interesse e la motivazione all’apprendimento; come insegnante il mio compito è quello di stimolare e incuriosire gli altri, ponendo le giuste basi affinché questo loro appetito di conoscenza venga soddisfatto. Insegno l’inglese proponendo lezioni divertenti, in cui tutti insieme affrontiamo vergogna, imbarazzo e paura. I miei allievi non si sentono giudicati ma coinvolti in un’esperienza gratificante per tutti.

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Pensi che in Italia i metodi di insegnamento non tradizionali siano considerati alla pari degli altri?

Purtroppo no. L’Italia è la patria della tradizione, con difficoltà riusciamo a adattarci ai cambiamenti. Sapevate che siamo il paese con meno scuole Montessori in assoluto? Un esempio che esula dal nostro discorso: Apple non ha fatto altro che adattare il modello della Olivetti al mondo IT. La differenza? Apple è in California, Olivetti era in Italia. Non ne faccio una questione di merito, ma di impegno, volontà e disponibilità a reinventarsi.

Ci sono delle figure di studiosi a cui hai fatto riferimento per dar vita a questo progetto?

Impossibile citarle tutte! Per fare un breve elenco… Bruner, Ausubel, Gardner, Dewey, Vygotsky, Piaget, Tommasello, Gordon, Montessori, Goleman, Druker, Wenger. Tutti loro, uniti alle mie esperienze di vita, hanno guidato e guidano tuttora ogni passo di questo progetto e delle sue modalità di gestione. Come formatore il mio pensiero di base è quello che l’essere umano sia sempre in grado di mettersi in gioco e di migliorarsi.

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Elia mi confessa infine che di ostacoli nel suo cammino ne ha incontrati, dallo scoraggiamento iniziale per gli intoppi burocratici, alla pressante responsabilità di caricare il tutto sulle proprie spalle, passando per la difficoltà di gestire gli aspetti organizzativi ed economici in un Paese complesso come l’Italia. Ma nonostante tutto ce l’ha fatta, e oggi, grazie alla sua determinazione e alla sua capacità di stare al passo coi tempi, oltre ad essere presidente e fondatore di “A cena con l’inglese”, ha raggiunto altri traguardi prestigiosi come quello di insegnare “Orientamento al lavoro” alla John Cabot University di Roma.


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L’AUTORE DELL’INTERVISTA – ELISA

Vicepresidente APS i4eleMENTI e Manager Culturale
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