Una nuova gestione dell’arte a Palazzo Merulana

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Vi è mai capitato di leggere una notizia capace di migliorare l’umore della giornata? Una di quelle cosidette good news che fanno avvertire un miglioramento intorno a noi, la costruzione di qualcosa di nuovo, come capita frequentemente nelle vivaci capitali europee a noi così vicine, eppure tanto lontane?
Questo è proprio ciò che è successo a me qualche mese fa, leggendo la notizia della riapertura dopo anni di abbandono di Palazzo Merulana. Il Palazzo proprietà del Comune di Roma, situato nell’Esquilino, uno dei quartieri romani più multietnici e controversi, è stato al centro di un imponente progetto di recupero completamente curato e seguito dalla committenza privata della famiglia Cerasi, famosi costruttori edili.

 

 

Una famiglia che si è sempre molto interessata al destino dell’arte, come dimostrano le architetture del Museo Maxxi, del Teatro dell’Opera di Firenze e dell’Agenzia Spaziale Italiana.
Elena e Claudio Cerasi hanno pensato di dare una seconda vita a questa magnifica struttura, che per molto tempo fu sede dell’Ufficio d’Igiene, e che fu parzialmente abbattuta negli anni Settanta in seguito al bombardamento avvenuto durante la Seconda Guerra Mondiale. Il loro decisivo intervento ha permesso di dare alla luce un centro espositivo polifunzionale che ruota attorno ad un nucleo di 90 opere d’arte di loro proprietà esposte nei 4 piani dell’edificio.

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Già dall’ingresso possiamo sorseggiare qualcosa in caffetteria o spulciare tra le pubblicazioni del bookshop sotto lo sguardo attento delle sculture di Lucio Fontana o Antonietta Raphael. Al secondo piano, centro nevralgico dell’intero percorso espositivo, le opere della Scuola Romana del Novecento Italiano dialogano con l’arte contemporanea, creando una quadreria di pregio esposta in un salone accogliente che invita alla contemplazione e al relax.
L’ambiente è ideale per ammirare opere di grande intensità come quelle di Paolo Schifano o Lucio Fontana, passando per i capolavori di Mario Sironi, Giorgio de Chirico, Antonio Donghi, Giacomo Balla e Jan Fabre. A queste si aggiungono le raffinate ceramiche di Leoncillo Leonardi o i monumentali calchi di Duilio Cambellotti, che rendono la collezione ancora più ricca di sfumature, manifestando la grande sensibilità artistica dei Cerasi. Gli ultimi piani sono occupati rispettivamente da uno spazio conferenze e dall’incantevole terrazza, entrambe capaci di conferire al Palazzo, ancora una volta, la veste di luogo d’incontro e intrattenimento, più simile alle realtà estere che a quelle del nostro Paese.

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Vi chiederete a questo punto come può rendermi lieta una notizia come questa, ben distante dalle più banali vite miliardarie dei personaggi pubblici, o dalle vincite al superenalotto.
In realtà questa notizia racconta molto di più. Racconta della fermezza di portare avanti la passione e il rispetto per la propria storia, il proprio territorio e la propria cultura. Racconta dell’audacia di qualcuno che, avendo le capacità economiche per poter investire su qualsiasi cosa, decide di farlo su quello che, almeno in Italia, sembra avere meno interesse e sostegno, l’arte.

RACCON~1
Una ricchezza inesauribile, che non è solo testimonianza del passato, ma deve diventare l’esempio che possa indicare la strada giusta per migliorare il nostro futuro.
Un futuro dove torneremo, spero, ad essere più consapevoli e protagonisti del nostro destino, perché più attenti a riconsegnare il giusto valore alla conoscenza, alla cultura, alla storia e all’istruzione. Concetti sempre più dimenticati per la smania di apparire e di appartenere, a discapito della necessità di essere e di diventare… diventare cosa? Individui pensanti.


foto sandra ronca.pngL’AUTORE – SANDRA

Storica dell’arte
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