Experience: il treno allettante

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Ormai lo sappiamo, al giorno d’oggi si punta sempre più sullo stupire l’altro e che l’ambito riguardi l’abbigliamento, la cucina, l’hi-tech o il fai-da-te, poco importa!

Nel caso di cui sto per parlarvi basta pagare un biglietto non troppo economico ed è fatta: in un attimo, si viene catapultati in un mondo parallelo grazie all’ausilio degli strumenti digitali. Benvenuti nella Mostra Experience.

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In foto Klimt Experience

Da qualche anno, infatti, anche in Italia, il mercato delle mostre d’arte ruota intorno alle esperienze artistiche, nell’ambito delle quali curatori-registi organizzano mostre di pittura in cui tutto c’è, fuorché quadri. Di cosa si tratta? Mi piace definirle “sbirciatine coinvolgenti” nella vita di grandi artisti del calibro di Caravaggio, Monet, Van Gogh, Dalì o Klimt.

La verità è che l’arte in senso stretto, il museo tradizionale e la mostra con progetto scientifico di un certo livello faticano ad arrivare al grande pubblico. Dunque, ben venga l’intuizione geniale della committenza, che ha colto il nocciolo della questione finanziando la costruzione di un ponte tra l’arte e il visitatore medio, attraverso esperimenti del genere. Avendo subito il fascino derivato dal gran clamore pubblicitario che solitamente accompagna il lancio di queste manifestazioni, sono andata a vederne più d’una, per puro diletto e curiosità (qui un breve estratto video della mia avventura alla Klimt Experience).

Il denominatore comune delle suddette iniziative è l’elaborazione di uno spazio nuovo, una sorta di palcoscenico attrezzato per mettere in scena lo spettacolo, con tanto di scenografie e ambientazioni suggestive. Poi numerose tv a schermo piatto, nelle quali si inseguono a ritmo sostenuto video che delineano la vita dell’artista in oggetto; e ancora, maxischermi che ospitano opere animate in formato digitale, i cui particolari sono ingranditi fino ad assumere contorni sfumati. Protagonista assoluta, inoltre, la musica, dall’incontestabile potere evocativo, che conduce lo spettatore ammaliato verso luoghi lontani. Dulcis in fundo, in qualche caso, è presente l’ospite d’eccezione: il visore con realtà virtuale, incaricato di far immergere lo spettatore all’interno dei quadri, con l’intento di fargli vivere un’esperienza emozionante.

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In foto Klimt Experience

Il format ha dalla sua diversi punti di vantaggio, tra i quali spiccano l’abbattimento dei costi di trasporto e di assicurazione delle opere, l’annullamento dei rischi di danneggiamento delle stesse, e la capacità di attirare tipologie diversificate di pubblico. Si tratta quindi di un bel percorso sensoriale, adatto a tutte le età.

Un neo però c’è, diciamolo: mancano un po’ di sostanza e di approfondimento su temi prettamente artistici, a cui sarebbe giusto dare il ruolo da protagonista della pièce, e non quello di comparsa. Mi domando infatti, quanto si esca anche arricchiti e formati dopo aver viaggiato, in lungo e in largo, in questo curioso Paese delle Meraviglie.

Quanti visitatori dopo aver vissuto una mostra virtuale sono invogliati a volerne conoscere una reale? Non ho trovato statistiche in merito.

Sebbene, infatti, l’intento sia quello di avvicinare nuovi tipi di visitatori all’arte, non vorrei che  l’effettivo risultato fosse quello opposto, ovvero di ricreare il noto divario tra chi l’arte non la capisce e non la cerca e chi invece la fruisce da sempre.
I primi pagheranno volentieri l’intrattenimento delle mostre digitali, ma tenacemente resteranno disinteressati al resto; i secondi, invece, continueranno a frequentare i musei, come se nulla di diverso fosse accaduto, giudicando non troppo positivamente queste prove esperienziali.

Alimentando molto il piacere dell’intrattenimento e poco quello dell’arricchimento, dunque, non rischiamo di perdere una ghiotta occasione di crescita per la società intera?

Siamo indubbiamente sulla strada giusta! Tuttavia, per non rischiare di essere un fenomeno passeggero e soggetto alla moda del momento, sarebbe il caso che queste mostre sfruttassero a pieno l’enorme potenziale a disposizione, offerto dall’utilizzo della tecnologia. È il momento per compiere un ulteriore passo in avanti, salire su questo treno allettante e considerare gli effetti speciali e il digitale non come banale intrattenimento, quanto piuttosto come efficace strumento educativo.


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L’AUTORE – ELISA

Vicepresidente APS i4eleMENTI e Manager Culturale
Scopri di più qui!

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5 pensieri su “Experience: il treno allettante

  1. Bene bene.
    Un paio di osservazioni, anzi spunti, su questo bel pezzo.
    Occorre trovare la famigerata Misura tra le due tipologie di Mostra descritte: le esperienze virtuali proposte negli ultimi tempi a mio avviso non possono avere la sfacciataggine di considerarsi Mostre d’arte (cosa che invece sento dire sempre più spesso) perchè la rappresentazione virtuale di un’opera, per quanto accurata possa essere, è ovviamente ben altro dalla esperienza materiale dell’opera stessa.
    Un giusto compromesso sarebbe quello non di sostituire un tipo di mostra all’altra, ma di sovrapporre le esperienze in un unico progetto complementare, che proponga opere d’arte in “carne ed ossa” con esperienze sensoriali che soddisfano e invogliano quella fetta di pubblico non “educata” a godere di un progetto espositivo 1.0.
    Ci vuole ancora del tempo per trovare la giusta quadra tra puristi e avanguardisti, ma come è scritto nell’articolo la strada sembra essere quella giusta.

    Un saluto dal “ladro” Sergio

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    1. Ci piace questa riflessione, assolutamente d’accordo! Il compromesso è quello che infatti auspichiamo, magari ragionando proprio con quelli che le mostre le organizzano! 😀
      Un saluto da tutto il team, “ladro” Sergio!

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  2. Affiancare la tecnologia per generare una realtà Aumentata (non totalmente virtuale) all’opera d’arte può senza dubbio aiutare l’osservatore ad immergersi in essa e provare emozioni. Un esempio sono le proiezioni ai Fori imperiali. Ciò che è virtuale può suscitare curiosità ma è l’opera vera e materiale che ha la potenzialità di suscitare emozioni.
    Fiorello

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    1. Ciao Fiorello!
      In effetti, anche a me piace molto il lavoro di Lanciano e Angela, proprio perché volto a valorizzare attraverso un nuovo uso di strumenti tecnologici qualcosa di concreto, tangibile e dall’innegabile valore culturale!
      – Elisa

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