Apprendere è un’avventura crea(t)tiva

Chi non ricorda Robin Williams in Mrs Doubtfire mentre, trovatosi più o meno casualmente sul set di un programma didattico per bambini, intona un rap-sauro per poi spiegare come il miglior modo per insegnare sia quello di divertire e incuriosire?

Libri su libri insistono su come lo studente non sia un contenitore passivo da riempire di nozioni e su come non ci sia un solo modo di insegnare valido per tutti e per sempre, ma tra il dire e il fare …
Inciampo tra le pagine di “Pedagogia dell’autonomia” di Paulo Freire, padre della pedagogia brasiliana, e mi sento meno sola:

senza la curiosità non imparo né insegno

scrive l’autore, e allora mi chiedo se può la curiosità essere il cardine per rivoluzionare il mondo dell’istruzione.

Ma cosa si intende per curiosità? Come scrive il filosofo Michel Foucault, si tratta di un sentimento che “non si immobilizza davanti al reale”, ma cerca di “disfarsi di ciò che è familiare”, si esercita “a guardare le cose diversamente”.
Un sentimento insito nel genere umano, se consideriamo Eva e la sua curiosità… peccaminosa!

Ma da quanto tempo docenti, famiglie e conseguentemente bambini e ragazzi, hanno dimenticato il valore pedagogico della curiosità? Si sente spesso parlare di riforma della scuola, di formazione dei docenti, valutazione dei discenti, ma quale scuola può esistere senza la spinta alla curiosità, l’interesse verso il nuovo e la conoscenza?

 

“Chi insegna ha il dovere di sentirsi parte attiva di un processo che non mira a trasferire conoscenza, ma a creare le possibilità per la sua produzione o la sua costruzione e questo è possibile tanto più il docente mira a creare soggetti creativi[1]

 

in grado di porsi in maniera curiosa e critica di fronte al mondo.
Nella scuola italiana sono molti gli esempi silenziosi di insegnanti che hanno assunto con coraggio e responsabilità il proprio ruolo, altri che hanno fatto parlare di sé per il modo rivoluzionario con cui portano avanti ogni giorno il proprio compito… Insomma, anche nel nostro paese, nel panorama scolastico, non è tutto da scartare.

Tra i 50 finalisti del Global Teacher Prize, il premio nato per aprire un confronto internazionale fra oltre cento paesi sul profilo professionale dell’insegnante, c’è un’italiana e questo deve renderci orgogliosi e fiduciosi. Si tratta di Lorella Carimali, docente di matematica al Liceo Scientifico Vittorio Veneto di Milano, eletta tra i dieci migliori professori italiani, la quale ha trovato un intelligente punto d’incontro tra matematica e teatro; ma il web è ricco di nomi di docenti che ogni giorno accolgono il loro compito con dedizione convinti che

“Chi insegna nell’atto di insegnare apprende e chi apprende nell’atto di farlo, insegna[1]”.

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Qualche mese fa ho avuto il piacere di conoscere Emanuela Pulvirenti (Premio Silvia dell’Orso 2016) , docente di Arte e Immagine, blogger e scrittrice di un testo sulla storia dell’arte edito da Zanichelli. I suoi esercizi creativi e i suoi tableau vivants sono un altro esempio di come ci si debba oggi porre difronte al “problema” dell’insegnamento con questo spirito nuovo, ricordando che la relazione insegnante–alunni deve essere quanto più aperta, dialogica, curiosa, investigativa e mai passiva.

Date ai docenti il giusto riconoscimento per il loro ruolo all’interno della società.
Docenti, assumete questo compito con responsabilità, gioia e crea(t)tività.

Come ha sottolineato Reem al Hashimi, ministra della cooperazione internazionale degli Emirati e direttrice generale dell’Expo 2020

“nella vita di chiunque abbia raggiunto un obiettivo c’è un insegnante che lo ha aiutato a farlo” .

Ed è bene ricordarlo!


audio


lorena

L’AUTORE – LORENA

Presidente APS i4eleMENTI, Formatrice ed Educatrice
Scopri di più qui!

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2 pensieri su “Apprendere è un’avventura crea(t)tiva

  1. Questo è lo spirito giusto che anima ogni docente che abbia entusiasmo e voglia di fare. Ma l’insegnamento è un impervio percorso ad ostacoli ( burocrazia, scartoffie, fuffa) che rischiano di annichilire competenze e creatività. Viene da pensare che chi muove i fili non tenga in alcun conto il potenziale meraviglioso di ogni studente , ma voglia solo creare manovalanza a basso costo, senza aspirazioni e sogni da realizzare. La classe docente però è tosta, non molla, nell’istruzione ci crede e tiene duro. Nel chiuso di una classe a volte opera miracoli impensabili, salva anime dalla distruzione e insegna a vivere. Certo, i fallimenti sono all’ ordine del giorno, ma ne sarà sempre comunque valsa la pena. Adoperatevi , giovani leve, non fatevi ingoiare da un sistema che non ha nulla a che vedere con lo scopo , con l’etica della professione docente e aiutate le giovani generazioni a sognare e a sfruttare la loro creat(t)ività. Auguri!

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    1. Sposo in pieno le tue parole che assumono ancora più valore, perché scritte da chi questo lavoro lo fa da anni con passione e ci ha sempre messo il cuore. Grazie!
      -Lorena

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