Digitale: nemico o alleato?

mia figlia ingrandisce le immagini dei cartoni sul tablet. Quando le ho mostrato una rivista ha provato a fare lo stesso e l'ho vista frustrata nel non ottenere il risultato atteso

Questa testimonianza e altre storie simili sono state al centro di un dibattito tenutosi a Roma lo scorso 8 giugno, durante il Festival della Psicologia. Esperti di diversi rami, gamificators, esponenti delle forze dell’ordine ma soprattutto psicologi, fautori dell’organizzazione del convegno “Digiteen: crescere e far crescere nell’era digitale”, sono intervenuti per portare in luce le proprie esperienze circa il nostro rapporto con la tecnologia.

Statisticamente è stato dimostrato che lo smartphone entra nella vita dei ragazzi, in maniera stabile, più o meno ai dieci anni, spesso come regalo della prima comunione. Ma quale bambino non si dimostra già abile nell’utilizzarlo, compiuti i due, tre anni di età? Persino i neonati si districano con innata naturalezza nel mondo digitale e, se male abituati, rischiano di confondere il virtuale con il reale. Quanto agli adolescenti, essi sono indubbiamente grandi fruitori di tecnologia ma troppo spesso sono consumatori ineducati. Dunque, sono utenti a rischio.

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Prevenire significa letteralmente “arrivare prima”.
Se però si cade nell’errore di fare prevenzione solo a giovani di quindici anni, il compito risulterà molto complesso, in quanto i ragazzi avranno già incamerato un modo scorretto di utilizzare i devices.

Il nodo focale della discussione è stata la necessità di intensificare una campagna di formazione e conoscenza del digitale, oggi carente in primo luogo negli adulti, e di conseguenza nei bambini. Mi chiedo come possa un padre, che ha lo smartphone in mano durante la cena, imporre al figlio di non giocare a sua volta; o come pensi una madre, che risponde alle e-mail fino a notte fonda, di spiegare alla figlia il significato del limite. Gli psicologici insistono sul fatto che una giusta e proficua educazione al digitale dovrebbe essere rivolta anzitutto agli adulti, piuttosto impreparati a ricoprire il ruolo di guida, in un percorso carico di insidie e poco dominato persino da loro.

Un’analisi superficiale del problema porterebbe a considerare la proibizione assoluta come l’antidoto più adatto: oltre ai cartelli col divieto di fumo si potrebbero apporre quelli con “vietato il digitale”. Ma l’errore, secondo gli esperti, starebbe proprio nel considerare internet, smartphone, app e tutto il mondo ad essi connesso come un nemico da combattere; anche perché contrastare e opporsi a questi nuovi strumenti, suona più come fallimento e controsenso, piuttosto che come brillante soluzione.

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La tecnologia non è nociva di per sé, neanche per i più piccoli, a patto che non la si consideri un sostituto alle attenzioni della famiglia, o un facile rimedio ai capricci. Nella società odierna si registrano confusione e disagio, tanto negli adulti quanto nei ragazzi: si ha la costante percezione di essere giudicati, sotto pressione e in ritardo rispetto a un treno inarrestabile, chiamato cambiamento.

Ma fasi di transizione sono sempre esistite e l’essere umano è sempre riuscito a adattarsi. Qual è dunque l’ingranaggio che non funziona più?

Lo sbandamento della comunità, forse, non dipende dalla tecnologia. Oggi appaiono stravolti i concetti di attesa e di privacy, astruso e dimenticato il valore del silenzio, completamente persa la dimensione della noia. E che dire poi del rispetto, del dialogo e della qualità dei rapporti? Iniziamo col recupero di questi genuini baluardi della società, perché prima saremo in grado di ricostruire un sano tessuto sociale, prima riusciremo a gestire il cambiamento. E allora sì, saremo anche pronti a considerare la tecnologia come un fedele alleato.

 


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L’AUTORE – ELISA

Vicepresidente APS i4eleMENTI e Manager Culturale
Scopri di più qui!

 


 

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10 pensieri su “Digitale: nemico o alleato?

  1. Buonasera Elisa, mi chiamo Claudia, ho 40 anni e sono mamma di due bambine una di 6 anni e l’altra di 4 e mezzo.
    Mi rispecchio perfettamente nell’articolo e lo condivido a pieno.
    Credo che la tecnologia sia un bene, ma solo se utilizzata in modo corretto e moderato.
    Oggi siamo diventati schiavi del consumismo, delle mode e della stessa tecnologia, perdendo la nostra identità.
    Non scriviamo più una lettera d’amore, ma possiamo parlare con un amico dall’altra parte del mondo.
    Non abbiamo tempo per gli acquisti, ma basta un click per ricevere a casa i regali di Natale……e così potrei farti altri 1000 esempi, ma ora non ho più tempo, dei semplici fogli bianchi di carta attendono me e le mie bimbe.
    Un caro saluto.
    Claudia

    Piace a 1 persona

    1. Cara Caudia,
      grazie per il prezioso contributo! Siamo più o meno coetanee quindi parli con una persona che prima di iscriversi al master “Digitalizzazione del patrimonio culturale” detestava il semplice fatto di vivere nell’era del digitale, proprio a causa di tutte le mancanze cui accennavi tu. Grazie però allo studio e all’accompagnamento di persone che la pensavano in modo diverso, pian piano sto capendo, e quindi apprezzando, anche i vantaggi di potermi muovere in questi anni. Ben vengano il foglio bianco con i colori per inventare nuovi mondi, le creature immaginarie che prendono forma col pongo, la prima torta cucinata con la mamma, e tutte le esperienze sensoriali che devono necessariamente essere vissute nel mondo reale! Mostrerò ai miei figli con orgoglio il diario segreto, il lettore cd, le videocassette con i cartoni della disney, i quaderni delle elementari e tanto altro, affinché apprezzino il nostro “vecchio beato mondo senza tecnologia!”. Auspico un mondo in cui “i bambini del futuro” dopo aver giocato col tablet, chiamino l’amichetto di turno per uscire a giocare a nascondino. E che lo facciano per scelta, non per imposizione esterna. Perché ritengo che la vita vada vissuta con approccio positivo e spirito di adattamento, con un occhio vigile e coscienzioso verso la tradizione, ma anche con spirito di curiosità verso il domani. La nostra generazione, abituata a giocare col pallone e a sporcarsi nel fango, può ben guidare i giovani che, volenti o nolenti, sono nati dopo l’avvento di internet e di tutto ciò che ne è conseguito, ma non credo sia in grado di evitare agli stessi di salire sul treno chiamato tecnologia. Tu, invece, cosa speri per il futuro?

      – Elisa

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  2. Ciao Elisa, sono in attesa del mio primo figlio e questo argomento mi sta particolarmente a cuore…
    La tecnologia ha sicuramente influenzando il nostro modo di vivere, inizialmente ci ha migliorati, aiutandoci nello sviluppo culturale, lavorativo e sociale, poi però giorno dopo giorno tutto questo si è trasformato in un movimento di isolamento psicologico…
    Come per ogni cosa c’è sempre la doppia faccia della medaglia, bisogna conoscere e sfruttare tutti i vantaggi della tecnologia e allo stesso modo conoscerne gli effetti indesiderati.
    Insegnerò a mio figlio come si usa un tablet, un telefono e tutto il resto allo stesso modo in cui si tiene in mano una penna, si legge un libro e si gioca a palla in un parco comunale; gli insegnerò che la vita ha tante piccole sfaccettature e che la comunicazione è alla base di tutto.
    Il digitale non deve essere un impedimento alla crescita ma un potenziale in più ed è sicuramente nostra responsabilità trasmetterlo alle nuove generazioni. Tutto è nell’intelligenza del singolo individuo e del gruppo famiglia a non permettere di far governare in casa il silenzio ma il dialogo.
    Usiamo gli strumenti che abbiamo a nostra disposizione in questo mondo in modo intelligente e sicuramente accresceremo la nostra specie in modo sano e consapevole.
    Un saluto
    Marica

    Piace a 1 persona

    1. Grazie mille Marica!
      La penso esattamente come te: il dialogo, le attenzioni, l’amore e soprattutto la comunicazione sono i capisaldi su cui basiamo la nostra ricerca, quella verso la crescita e la felicità!
      Auguri per il bimbo in arrivo, so già che crescerà in un ambiente meraviglioso!
      – Elisa

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  3. Ciao Elisa io sono in attesa di un maschietto, primo figlio, e lavoro da tanti anni con i bambini. Sono pienamente d’accordo circa l’educazione e l’informazione che andrebbe fornita ai genitori, viviamo in una società che va sempre di fretta, i bambini si ritrovano a seguire i ritmi dei genitori, ad essere accompagnati da una parta all’altra della città, per uno o più sport, per tenerli impegnati. Un impegno continuo che non permette loro di sfruttare appieno le proprie doti creative e di fantasia per cui non appena hanno il “non da fare” si annoiano ed ecco che arriva il caro amico tablet o cellulare. Personalmente credo che tali strumenti siano utili se usati nel modo corretto, anche perché il non averli porterebbe il bambino a sentirsi “escluso” dal gruppo; molte app migliorano le capacità logiche, visive, il ragionamento, la pianificazione e tanto altro. Ecco che mi sembra giusto fornire dei limiti, nel tempo, nel perché e nel come utilizzarli, a partire da chi sta a diretto contatto con i bambini (genitori, nonni, zii). Io ad esempio già da ora ho chiesto che alla presenza del bambino il cellulare venga utilizzato il meno possibile, e magari solo per ascoltare la musica, che non venga utilizzato se piange o fa capricci e soprattutto non al momento del pasto per convincerlo a mangiare, cosa che ahimè si vede ormai troppo spesso nei ristoranti. Un saluto e grazie per l’articolo estremamente interessante. GIULIA

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    1. Ciao Giulia, condivido in pieno la tua idea, i limiti sono importanti tanto quanto le possibilità di esplorazione creativa: l’equilibrio è la livella che deve orientare la crescita. Non è escluso, poi, che in un futuro molto prossimo non siano le stesse app a dare dei “limiti” sull’uso del digitale!
      Grazie a te per il bellissimo commento, e auguri per il bimbo in arrivo!
      – Elisa

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  4. Ciao Elisa, il tuo articolo e’ molto interessante e credo che il problema sia che nemmeno gli adulti siano “educati” all’uso di tablet etc. a volte proprio i tablet fungono da baby sitter per “farli star buoni”. Temo pero’ che sia anche un problema “culturale”. Vivo in Inghilterra a Bristol, e qui la tecnologia c’e’ e anche tanta, ma ho notato che l’uso che se ne fa e’ piu’ controllato. Intendo che non c’e’ l’ossessione dei selfies o del fotografare il cibo che si mangia. Le persone che hanno figli che conosco sono molto attente ad “educare” i figli all’uso utile ella tecnologia ma limitato. Con mia sorpresa i parchi sono pieni di genitori e figli che giocano, molti ragazzi adolescenti li vedi su bici o skateboard e vivono molto di piu’ all’aria aperta … anche se a volte il tempo non aiuta. Questo perche’ non sono totalmente schiavi della tecnologia perche’ secondo me e’ proprio questo il problema. Tutto pero’ parte da una corretta educazone, educare prima i genitori.

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    1. L’educazione degli adulti al digitale è un problema che, di recente, come associazione stiamo riscontrando molto e ci sta particolarmente a cuore. Un occhio “estero” è uno sguardo molto utile per capire come funziona fuori dal nostro piccolo mondo… grazie per averlo condiviso con noi!
      A presto!
      – Elisa

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  5. Ciao Elisa,
    Sono d’accordo con le tue constatazioni in merito alla tecnologia e all’uso che se ne fa. Ci vorrebbe, come per tutte le cose, il buon senso, per definire tempi e spazi di utilizzo, soprattutto per i bambini più piccoli. Purtroppo a volte ci si perde nella gestione della vita quotidiana frenetica, incastrata fra vari impegni e non possiamo nemmeno farcene una colpa, dato che é la condizione obbligata in cui viviamo.
    Riappropriamoci del tempo per creare relazioni e la tecnologia troverà il giusto spazio.
    Chiara

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    1. Grazie mille Chiara! La riappropriazione del tempo umano è uno dei nostri cavalli di battaglia… dedichiamoci a rimettere ordine nelle nostre vite, e anche la tecnologia vi troverà posto, proprio come dici tu! Speriamo che le prossime generazioni crescano più abituate di noi a questo. A presto!
      – Elisa

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