Il museo oggi: vecchi e nuovi propositi

La abbiamo provata tutti entrando in un museo che visitiamo per la prima volta, quella sensazione di stupore e di curiosità mentre andiamo alla scoperta di ciò che racchiude al suo interno: la sua storia, il patrimonio artistico che custodisce, i nomi dei grandi artisti che si possono trovare, le vicende che quel luogo ha visto, le civiltà a volte perdute di cui può raccontarci.

Ma perché si entra in un museo? Cosa ci spinge a pagare il biglietto di ingresso di quel determinato museo e non di un altro? Cosa ci aspettiamo di trovare? Solo una storia, una raccolta di opere d’arte o cerchiamo anche altro?

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Per poter rispondere a questi interrogativi è bene forse fare un passo indietro e partire dal principio: cos’è un museo?
Nel corso del tempo questo termine ha assunto funzioni e significati differenti a seconda del contesto storico e sociale nel quale veniva utilizzato. Nell’antica Grecia museion era il luogo sacro dedicato alle Muse (antiche dee protettrici delle arti e delle scienze) dove letterati e artisti discutevano e producevano cultura. Fu solo nel XVIII secolo che nacque poi il concetto moderno di museo, quando le collezioni artistiche dei principi prima private diventarono pubbliche.

Oggi l’ICOM (Interntional Coucil of Museums) definisce così il museo: “un’istituzione permanente senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che acquisisce, conserva, ricerca, comunica ed espone le testimonianze materiali e immateriali dell’uomo e del suo contesto con fini di studio, educazione e diletto”.

Possiamo dire quindi che il museo di oggi torna ad essere un luogo sia di ricerca e produzione culturale, così come era il museion greco, sia di salvaguardia del patrimonio culturale. Ma in questa definizione possiamo individuare altri aspetti, altrettanto importanti e che stanno assumendo sempre più valore per il visitatore.

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Primo fra tutti la comunicazione: il museo non deve essere più inteso come qualcosa di statico e passivo, ma attraverso percorsi espositivi innovativi, attività didattiche, servizi aggiuntivi come app e mezzi tecnologici, comunicazione tradizionale e digitale, deve annullare quel distacco che fino a qualche anno fa caratterizzava il rapporto che aveva con il suo pubblico; questo infatti non deve più sentirsi un mero spettatore ma un attore attivo durante l’esperienza di visita.
Strettamente legato a questo concetto è un altro aspetto sul quale, soprattutto negli ultimi anni, si stanno concentrando diversi progetti ed iniziative: il diletto. L’aspetto ludico del museo non è infatti un fine riservato, come alcuni potrebbero credere, solo al bambino ma anche l’adulto può goderne poiché l’apprendimento e l’acquisizione di nuove conoscenze non prescindono dal divertimento.

Ci troviamo di fronte quindi a delle nuove sfide che tutti i musei, da quelli più conosciuti a quelli meno, stanno affrontando con il fine di avvicinare i visitatori al loro patrimonio artistico e culturale e poter rispondere alla domanda che ci eravamo posti inizialmente: “perché si entra in un museo?”


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L’AUTORE – EUGENIA

Marketing Analyst e Cultural Manager 
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