“Per fare un albero…”

“Per fare un albero ci vuole il seme…”

Sono certa che la maggior parte di voi sta già canticchiando il seguito del motivetto, aiutato da dolci ricordi d’infanzia.
Ma quanti, invece, si sono mai soffermati sul significato profondo del testo?
Prendiamo per un attimo in prestito il vecchio buon dizionario di latino, e cerchiamo il
termine colere. Vi starete chiedendo il senso di un collegamento così particolare tra una canzoncina e la nostra lingua madre. Seguitemi, il nodo sta per sciogliersi!

Il termine “cultura” deriva dal verbo latino colere, che significa coltivare.
Ma quando si comincia a coltivare? E come si deve coltivare?

La vicenda dell’ormai famosissimo Nonno-Erasmus ci insegna che non esiste un’età giusta o un’età limite per imparare, basta avere un sano appetito curioso! Tuttavia, se i semi della conoscenza si gettano fin da piccoli è tutto di guadagnato: i tempi per veder nascere l’albero e per raccogliere i suoi gustosi frutti si dimezzano e, se si rende l’esperienza anche divertente, allora abbiamo fatto centro!

Le piccole menti sono sempre spugne ricettive pronte ad accogliere suggerimenti diversi poiché desiderose di apprendere, rielaborare e costruire nuovi contenuti.

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Ma come si parla ai bambini? O meglio: come si parla con loro? Troppo spesso si cade nell’errore di considerarli come gli uditori passivi della società, pozzi profondi in cui svuotare tutto il sapere e la conoscenza degli adulti.
In questo modo non si facilita la costruzione di una loro coscienza critica e non li si pone nella condizione di dubitare, ed eventualmente smentire ciò che viene loro trasmesso dall’alto.

Ritengo l’insegnamento uno degli atti più alti e delicati che una persona possa compiere nei confronti di un’altra, proprio per questo deve essere sempre effettuato con i mezzi più idonei.
A tal proposito amo ricordare le parole attribuite a Benjamin Franklin:

dimmi-mostrami-coinvolgimi

La prima parte del motto segue il tradizionale metodo di insegnamento, in cui qualcuno racconta qualcosa a un pubblico che resta in ascolto; successivamente entra in gioco la comunicazione visiva, dunque la trasmissione di informazioni si arricchisce di immagini e diventa sicuramente più interessante. Nella terza fase, quella del coinvolgimento, si raggiunge efficacemente l’obiettivo di insegnare perché il metodo si fonda sull’esperienza emotiva e fisica in cui si viene coinvolti.

Credo fermamente che mai come nella nostra epoca, protagonista di un processo incredibile di accelerazione cominciato negli anni Novanta, questo aforisma trovi la sua più concreta realizzazione.
I bambini vanno stimolati e incoraggiati con l’obiettivo di essere poi lasciati liberi di esplorare in autonomia quello che hanno percepito, capito, vissuto e ciò che loro ha emozionato.
Avere una mentalità aperta, mettersi in discussione stando al passo coi tempi e riuscire a guardare i metodi di insegnamento con prospettive molteplici sono a mio avviso gli ingredienti giusti per una ricetta vincente.

Non credete anche voi che il segreto stia nello stipulare un patto di scambio bilaterale tra l’educatore e i piccoli detentori del sapere?

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L’AUTORE – ELISA

Vicepresidente APS i4eleMENTI e Manager Culturale
Scopri di più qui!

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2 pensieri su ““Per fare un albero…”

  1. Complimenti Elisa,per come spieghi in modo molto esaustivo il metodo per far apprendere i bambini attraverso la citazione di una frase di Benjamin Franklin….sei molto brava e capace….ancora tantissimi complimenti

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